La Recensione Di
Legacy of Kain: Soul Reaver

Un dark fantasy di altri tempi che ha aperto la via a molti titoli odierni, sia sul fronte narrativo che del gameplay.


Pro


Fu uno dei primi titoli ad essere interamente doppiato in italiano, con un cast di voci eccelse. Inseriva la dinamica per la quale si poteva passare dallo stato fisico a quello di pura anima, passando dal mondo dei vivi a quello dei morti in un battito di ciglia La colonna sonora era talmente evocativa dal lasciare un segno nel cuori di chi lo ha giocato La trama era talmente avvincente che non era facile pensare ad altro quando ci si trovava lontani dal joystick Una saga che nasce da un altra diventando tutt'uno con essa, due cicli che s'incontrano e abbracciano, vivendo l'uno dei bit dell'altro

Contro


Testi e dialoghi non di facile comprensione, soprattutto in tenera età Qualche piccolo problema con la telecamera, che comunque faceva il suo dovere Molto della storia rimaneva un mistero se non si era prima giocato a Legacy of Kain: Blood Omen
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Cari lettori,

Potrei non essere obbiettivo, parlandovi di questo gioco, una perla perduta nel tempo. In quest'epoca di remastered e reboot purtroppo il nostro Raziel, non ha avuto ancora la fortuna di tornare a vivere sulle console e pc di nuova generazione. Ma diamo uno sguardo più attento al capitolo che ci ha fatto conoscere il vampiro prima e mietitore di anime poi.

Un accenno di trama

Luogotenente del vampiro Kain, Raziel è quello che fra i suoi fratelli si distingue, un araldo al servizio di colui che sembra essere un vero e proprio despota. La nostra storia inizia con un giovane protagonista che ha raggiunto un nuovo stadio dell’evoluzione, ha sviluppato un paio di ali e intende  mostrare questo nuovo stato al suo “padrone”. Questi però non ammette di essere secondo a nessuno e così nella cutscene di presentazione, assistiamo alla natura violenta della nostra nemesi, il quale viste le ali, decide di strapparle alla radice e non potendo né volendo ammettere la propria inferiorità, getta il suo luogotenente negli abissi della morte (in questo universo per i vampiri l'acqua è come l'acido). Il povero Raziel si ritroverà quindi a sprofondare in un infinito martirio, che lo consumerà in un vortice di dolore e morte, un ciclo quasi infinito, fino a che…

…Passato qualche secolo di sofferenza e rabbia, si ritroverà a vagare nel mondo dei morti, dove una divinità lo accoglierà come nuovo mietitore al proprio servizio ed è da qui che partirà la nostra storia. Raziel votato alla vendetta nei confronti di Kain, accetterà di buon grado di tornare indietro (ormai orribilmente sfigurato ed irriconoscibile) e dopo un breve dialogo e un breve tutorial sul mondo materiale e non, potremmo iniziare la nostra incredibile avventura. Ci ritroveremo quindi a vagare per le terre di una Nosgoth ormai irriconoscibili agli occhi di Raziel. Durante il viaggio incontreremo i nostri fratelli che dopo secoli e secoli di assenza avranno assunto nuove sembianze e poteri, lasciandosi plagiare dalla corruzione che alberga in ognuno di loro.

La trama era qualcosa di magnifico in quanto questo capitolo dava vita ad un esperimento meraviglioso poi plagiato in futuro (plagiato male, vero Nomura?). La saga era Legacy of Kain che si divideva poi in due filoni con due titoli l'uno. La mitica saga di Blood Omen che narrava le vicende di Kain, di come fosse divenuto un vampiro e poi il conquistatore di tutte le terre di Nosgoth, e l'altra saga parallela quella di Soul Reaver, dove il nostro protagonista Raziel avrebbe tentato di portare ordine in un mondo di caos. Le due saghe si alterneranno fra loro fino a giungere a un titolo definitivo che porterà all'epilogo di entrambi i filoni narrativi. Purtroppo il capitolo finale ebbe grossi problemi lasciando i fan con un po’ di amaro in bocca, soprattutto dal punto di vista tecnico perse molto della sua personalità e punto più dolente venne introdotta la telecamera fissa che incasinò enormemente la vita di tutti gli amanti della saga.

Pad alla mano

L'avventura sarà ricca di colpi di scena e qualche scelta multipla concessaci dagli sviluppatori (le quali ci permetteranno anche di vedere un finale alternativo). Il gameplay per i tempi introduceva un sacco di dinamiche divertenti, potevamo usare armi di vario tipo, che sarebbero state disseminate tutte nel mondo di gioco, dalle lance agli spuntoni sui muri, la varietà di modalità con cui potevamo scegliere di uccidere il nostro oppositore era veramente ampia per i tempi (1999, psx e dreamcast). Il gioco offriva tanto divertimento e un mondo semi open-map, una vera novità per i tempi. Infatti si poteva accedere a determinate parti della mappa, solo acquisendo determinati poteri (ovvero sconfiggendo i propri fratelli, un po' nello stile metroidvania), ma non finiva qui perchè determinate aree richiedevano comunque del backtracking per portare alla luce ogni singolo segreto di quel mondo oscuro e caratterizzato da Dio.

In sintesi

Credo sia una delle perle più rare della generazione psx e ps2 purtroppo ormai dimenticata da tempo dal panorama videoludico, una Eidos in collaborazione con Crystall Dynamics che regalava solo gioie.